Ovvero: le mie overdose di Interpol e serie tv
Credo che uno dei miei più grandi problemi, ma anche dei miei maggiori punti di interesse, sia l’incessante lavoro del mio cervello, un ronzio attivo 24/24h, compresa la fase sonno (non vi sto neanche a raccontare i miei sogni perché sono più complicati e articolati di un saggio filosofico).
Io riesco a crearmi il problema, sviscerarlo, immaginare un dialogo con la persona o l’ambiente che riguarda il problema, affrontare così una discussione, creare i miei punti di vista e anche quelli della controparte, battere e controbattere tutto da sola.
Ogni volta che c’è qualcosa a cui tengo che mi deve capitare il giorno dopo io passo tutta la sera a dipingermi scene in testa per ogni particolare che possa andar male, in modo da sentirmi preparata ad ogni evenienza e sapere come comportarmi se la cosa si realizzasse davvero.
Litigare con le persone è davvero arduo perché quando sono arrabbiata la mia mente si sdoppia, e se da una parte ci sono tutte le mie ragioni, dall’altra mi si fabbricano in automatico tutte le giustificazioni.
Il mio cervello si focalizza anche su cazzate, come sul perché il giochino del “se vedo la striscia di un aereo per prima allora qualcuno mi ama” non funzioni mai (se ci tenete a saperlo è perché è praticamente impossibile vedere per prima la striscia in una normale città come Torino dove ci sono circa 900 mila persone di passaggio o residenti e di cui almeno una buona fetta ha la possibilità di vedere il cielo nello stesso momento in cui lo stai vedendo tu).
Avrete dunque capito che cazzo di casino c’è nella mia testa e sono sicura che vi chiederete come ho fatto fino adesso a non andare in overload.
La risposta è che ci sono andata molte volte, arrivando a crisi di panico, gastriti e ultimamente (per non farsi mancare nulla) asma incessante che dura giorni interi.
Nel corso degli anni ho sviluppato diversi modi per “svuotarmi” il cervello, per dare un po’ di pace ai miei neuroni impazziti. Uno di questi, forse il più efficace ma anche il più dannoso, era il cibo. Pensare a cosa avrei mangiato mi infondeva una sicurezza e una pace incredibile. Mi svegliavo in piena notte con il solo pensiero di mandar giù qualcosa e tutto era passato, tutto era calmo e tranquillo.
Ovviamente questo meccanismo ha creato notevoli problemi al mio fisico, quindi sono dovuta passare ad altri modi per entrare in una sorta di modalità stand by per il cervello, ad un livello di lobotomia che permetta alla mia testa di riposare, di razionalizzare e riordinare le idee.
E qui entrano in scena le serie tv.
Io sono un’appassionata di serie tv, ne guardo molte, le “compro” da Internet, me le faccio passare etc etc.
Mi piace far nottata con dosi massicce di episodi, soprattutto con il Dr House, Lost, ma anche cose più leggere come Scrubs e Will e Grace.
Vedere i problemi dei personaggi, immedesimarmi nelle loro storie mi distoglie un po’ dalla mia realtà ed empatizzare con le loro paturnie mi permette al tempo stesso di sfogare la mia tendenza masochista di voler sempre cercare di sfrucugliare le situazioni e di prenderne distanza… alla fine non è mai la mia vita, e anche se va di merda la storia io sono al sicuro e salva, non tocca a me risolvere quel casino.
Una delle serie tv che riesce di più a farmi staccare il cervello è Grey’s Anatomy.
Attenzione, non fraintendetemi, a me fa proprio schifo Grey’s Anatomy.
Lo trovo stucchevole, irreale, i personaggi sono caricature, ma su di me ha più effetto di un acido, mi azzera ogni pensiero. Mi metto davanti allo schermo e subisco passivamente tutte le lamentele di quella slavata anoressica che tenta il suicidio perché è troppo figa, sta con quel piacione di Patrick Dempsey, è laureata e fa il lavoro per cui ha studiato, ha una mega villa che divide con amici che le stanno vicini e non la mandano mai a fanculo come si meriterebbe. Ok, è vero, la madre ha l’alzehimer e non l’ha mai appoggiata né approvata né fatta sentire amata… bimba bella, mettiti in fila… mia madre lo fa in continuazione e non avendo nessuna malattia se non un innato schifo per se stessa, riesce ad avere la lucidità giusta di sfracanarmi le palle ogni volta che ci sentiamo.
Non so spiegarvi come mai ma tutto questo mi permette di staccare la spina, godermi un’oretta di meritato riposo e sfogare le mie frustrazioni odiando quella troietta con tutte le mie forze.
Quando invece ho qualcosa a cui pensare di davvero importante, qualcosa a cui tengo molto e che mi occupa troppo la testa o il cuore allora c’è solo una cosa che mi dà pace… gli Interpol.
Non so se li conoscete, se non vi piacciono probabilmente penserete che le loro canzoni in fondo in fondo si assomigliano un po’ tutte, che la voce del cantante, nasale e strascicata, sia un po’ fastidiosa, etc etc., ma ogni volta che io ascolto brani come “Evil”, “Slow hands”, “Obstacle 1 e 2”, “No I in threesome” non posso far a meno di entrare in un mondo parallelo, teso ed etereo, che crea in me la situazione ideale per mettere a posto le mie faccende, per sistemare le cose, per decidere il da farsi. A febbraio sono riuscita ad ascoltare in loop per circa 2 ore la stessa canzone, finché non sono uscita dalla trance estatica in cui la loro musica mi getta. Questo post è stato pensato e scritto durante una sessione da circa 1 ora di “Evil” messa e rimessa in continuazione.
Perché raccontarvi tutto questo? Non so, devo solo soffrire io delle mie paranoie?
Con questa riflessione chiudo questo post abbastanza inutile e vi regalo una ricettina leggera, soprattutto se rinunciate al marsala… anche se è proprio un peccato perché è un po’ l’anima del piatto.
STRACCETTI ALLA RUCOLA
Ingredienti
Vitello o bovino 100gr a persona
Rucola (150 gr a persona)
Marsala (1 bicchierino piccolo a persona)
Olio e sale q.b.
Tagliare a listarelle il vitello o il bovino, farle saltare in una padella con un cucchiaino d’olio fino a far rosolare la carne. Quando la carne è dorata da ogni lato, salare e abbassare la fiamma, aggiungere la rucola precedentemente lavata e il marsala per farla appassire, portare tutto a cottura e servire.